25 Marzo 2025 - 9.03

Achtung Germania! Il riarmo tedesco toglie il sonno a qualcuno

Ricordo che il mio papà quando si parlava di politica internazionale, come Catone con il suo “Carthago delenda est”, mi diceva sempre che secondo lui “tedeschi e giapponesi sono splendide persone, purché non gli si metta mai in mano un fucile”.

Mio padre era del 1924, venne arruolato a 19 anni, e visse l’8 settembre e quel che ne seguì; per cui era comprensibile la sua diffidenza verso gli “ex alleati germanici”.

Guardate, non date retta al polverone di chiacchiere in corso circa il riarmo dell’Europa, perché sulla sua necessità, a parte i neo-gandhiani italici alla Conte e alla Salvini, tutti sono più o meno convinti.

Il vero problema, che poi è da sempre l’ostacolo principale ai piani ed alle decisioni europee, è quello dei tempi.

E credetemi che, da quello che comincio ad intravvedere, l’ormai leggendario ReArm Eu, che su richiesta di Giorgia Meloni ha ricevuto un anche il secondo nome di «Readiness 2030» (prontezza, capacità di reazione), corre il rischio di camminare con la velocità di un bradipo.

Analogamente a quanto avvenuto con l’agenzia spaziale Esa, in cui si continua a discutere da 20 anni, nel mentre Musk con la sua Starlink riempiva l’atmosfera terrestre di satelliti. 

C’è poco da fare ragazzi, quando si deve decidere all’unanimità in 27, basta che qualcuno non sia d’accordo e si rallenta tutto.

Ecco perché da anni insisto nel dire che la “riforma delle riforme” che serve a questa Europa è l’eliminazione del “mantra” del “tutti d’accordo”, per dare spazio al principio della maggioranza.

Relativamente al piano di riarmo abbiamo già intuito che ci sono molti dissensi e molte visioni diverse; in alcuni casi, come per l’Italia, (ma in verità non è la sola) le perplessità sono diretta conseguenza del pesantissimo livello del debito pubblico, che non consente molti margini di manovra, pena eventuali reazioni negative dei mercati.  Per non dire che alcuni leader devono fare i conti con le rispettive opinioni pubbliche non proprio favorevoli al riarmo, con il rischio concreto per qualche Governo di cadere a causa di un voto parlamentare.

La prima conseguenza è il classico rinvio.  E così si è deciso di rimandare tutto a luglio (sic!), con la Von der Leyen costretta ad abbozzare.

Chi non ha problemi è sicuramente la Germania, che dall’alto del suo rapporto debito/pil del 63, 6% (quello deaaa Nazzziiiooone è del 137,3%) ha messo sul tavolo ben 500 miliardi, per di più togliendo il vincolo costituzionale all’aumento del debito (https://www.tviweb.it/perche-litalia-fa-il-pesce-in-barile-sul-piano-rearm-eu/).

Ma, tornando alle convinzioni di mio padre, che fra l’altro vedeva con favore la Germania divisa in due, credo opportuno sottolineare che il riarmo tedesco non è solo una questione di politica interna; e non solo per il peso economico industriale e politico rappresentato dalla Germania (tanto per dire le industrie venete possono brindare!), ma in quanto con esso cadono definitivamente gli ultimi equilibri raggiunti  dopo la fine della Guerra Fredda.

Capite bene che un piano di investimenti di questa portata costituisce davvero un fatto storico, perché l’Unione Europea è nata proprio al fine di imbrigliare la potenza tedesca.

Guardate, non voglio girarci troppo attorno. 

La tradizione militarista del Germania, pur essendo ormai fortemente mitigata da istituzioni democratiche solide e da una cultura politica pacifista, rimane un fattore che continua a generare apprensioni.

Si tratta indubbiamente di fattori psicologici, ma è comprensibile che in Francia o in Polonia il ricordo sia ancora quello delle tempeste d’acciaio provocate dalle croci uncinate.

E a maggior ragione questo rapido riarmo tedesco potrebbe essere sfruttato dalla Russiacontro l’Europa, per mantenere alta la tensione sul vecchio continente, anche nel caso di un riequilibrio nei rapporti con gli Stati Uniti.

Del resto, non è un mistero per nessuno che negli accordi tra Usa e Russia all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, una delle garanzie richieste dai russi fosse il non consentire un riarmo della Germania. 

Certo si tratta di una clausola non scritta, ma indubbiamente rispettata, fino all’invasione dell’Ucraina.

Alla fine, volenti o nolenti, le diffidenze ci sono, e derivano anche dal fatto che tutti sono consapevoli che Berlino ha una forza intrinseca che le permette di tagliare i traguardi con largo anticipo, ed una capacità di perseguire i propri obiettivi senza curarsi delle conseguenze.

E a dirvela tutta non me la sento di minimizzare il problema, perché non c’è dubbio che la tradizione militarista sia una delle caratteristiche più distintive della storia della Germania, sviluppatasi attraverso i secoli con particolare enfasi dal periodo prussiano fino alla Seconda Guerra Mondiale.

E nel dopoguerra, la memoria dei due conflitti mondiali provocati dalla Germania, e della brutalità nazista, ha generato un persistente timore che il Paese potesse tornare ad una politica aggressiva.

Per questi motivi,fino a tempi recenti la Germania ha mantenuto un atteggiamento prudente nelle questioni di difesa, evitando interventi militari significativi, e privilegiando un ruolo diplomatico ed economico nelle relazioni internazionali.

Ma è anche vero che di acqua sotto i ponti ne è transitata tanta, che la società tedesca è tendenzialmente pacifista e diffidente nei confronti dell’intervento militare, ed ogni decisione in merito al riarmo è soggetta a un intenso dibattito interno ed al vaglio del Parlamento.

Mi rendo comunque conto, al contempo, che la recente crescita impetuosa di un Partito di stampo neo-nazista come Alternative fur Deutschland possa sollevare timori atavici, perché la domanda inevitabile che ci si pone è questa: “e se questi dovessero prendere il potere  in una Germania fortemente armata, cosa potrebbe succedere?

E allora cosa si fa?

Credo che, se ci si pensa bene, non ci sono grandi alternative, perché il riarmo della Germania è una necessità strategica nel contesto della sicurezza europea.

Considerando anche che la Germania non possiede un arsenale nucleare, e dipende dagli Usa e dalla Francia per la deterrenza strategica. 

Quindi il riarmo teutonico è inevitabile ed utile anche per noi, con la speranza che  i tedeschi di oggi abbiano dimenticato le parole del Cancelliere Otto von Bismarck: “i tedeschi temono Dio, ma nient’altro al mondo”.

Umberto Baldo

VIACQUA

Potrebbe interessarti anche:

VIACQUA