La Liga del Leòn – Tanto tuonò che non piovve!

di Umberto Baldo
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Ma come? Per mesi erano echeggiati mal di pancia, mugugni, proteste a mezza bocca, riproposizioni della “questione settentrionale”, ma sabato a Padova in una sorta di pre-congresso federale tutto è evaporato come le nebbioline autunnali e primaverili ai primi raggi del sole.
Credo si debba riconoscere a Matteo Salvini di aver compiuto un capolavoro, ricompattando attorno a lui gli orfani della “Liga del Leòn”, quella che un tempo “magnava el teròn”, unitamente a quella che era sembrata una fronda “lombarda” che voleva riproporre come centrale il tema del Nord.
Nella “Città del Santo” il Capitano (mai termine fu azzeccato come in questa fase) sembra sia riuscito a spiegare che si può essere “Autonomisti in Italia e Sovranisti in Europa”.
Una chiusura del cerchio degna di Giotto, che porta con sé la fine di un’epoca, l’addio al celodurismo del fondatore Umberto Bossi, alla Padania, all’antifascismo, con la contemporanea definitiva apertura agli Orbàn e ai “kamerati” di Alternative fur Deutschland.
In un impeto di nostalgia scolastica lo paragonerei all’Ovidio delle Metamorfosi.
A tacitare il presunto dissenso dei “leghisti nordestini” ci ha pensato il neo Segretario veneto Alberto Stefani, presentando la mozione ‘Futuro è identità’, magistralmente costruita per riaffermare i valori cardine della Lega, autonomia, federalismo fiscale, valorizzazione delle comunità locali e difesa delle tradizioni, mettendo così fuori gioco coloro che sembravano dissentire dalla linea del Capitano, come ad esempio l’assessore Roberto Marcato, forse non a caso assente alla kermesse patavina.
Piaccia o non piaccia questa rappresenta la pietra tombale sul concetto di Partito come Sindacato del territorio, che fu la grande intuizione di Bossi, e che è stata da sempre la caratteristica antropologica della Liga del Leòn.
L’orizzonte è ora rappresentato dalle destre più estreme, più antieuropee, più filo putiniane, più filo trumpiane.
La conferma coram populo, l’incoronazione di Salvini, cancellerà ogni distinguo, convaliderà una linea politica assolutamente divergente da quella delle altre due forze di Centrodestra, e sarà sempre più difficile fingere ancora una sostanziale unità della maggioranza. Così come sarà impossibile immaginare di arginare gli ardori del Capitano facendo riferimento alla parte apparentemente più ragionevole della sua classe dirigente, ai Luca Zaia o ai Massimiliano Fedriga, che sabato a Padova hanno dimostrato di aver abbandonato la partita.
In politica si sa che alla fine contano i freddi numeri, e quindi saranno gli elettori a dare il voto a Salvini e alle sue politiche.
A giudicare dal distacco delle ultime tornate elettorali fra Fratelli d’Italia e la Lega, ed ai sondaggi che vedono una costante crescita di Forza Italia in virtù del vioo dei moderati in fuga dalla Lega, è piuttosto facile ipotizzare che non sarà una passeggiata di salute.