Veneto boom, di nuovi poveri
Un martedì notte qualunque di mezza primavera, il vento freddo spazza l’aria ed intirizzisce i muscoli, la temperatura tende verso le zero termico. Verrebbe voglia di rintanarsi in casa, al caldo, a leggere un buon libro. Per strada, infatti, non c’è nessuno. Eppure c’è qualcosa che non va. Apparentemente tutto è tranquillo, qualche automobile sfreccia veloce nel buio della notte, c’è un silenzio diffuso che si spande in ogni angolo delle strade semi deserte. In realtà esiste un mondo sconosciuto ai più, che inizia a muoversi proprio nel corso della notte, quello degli homeless. Nelle città del Veneto si sta ampliando un fenomeno senza precedenti. Quello dei senza tetto, un universo composito, popolato da extracomunitari e da italiani senza lavoro. Gente che aveva tutto e che ha perso tutto a causa della crisi che sta attanagliando il Nord Est. Persone costrette a dormire su dei cartoni per terra avvolti solo da una coperta, sotto ponti e cavalcavia, negli anfratti coperti di alcuni edifici. Questo piccolo esercito si va ingrossando di giorno in giorno. Sono ormai oltre 1200 i cosiddetti barboni che affollano le strade del Veneto. Vivendo in condizioni che di umano hanno ben poco.
A Padova la rete delle associazioni di volontariato ha promosso una raccolta firme per chiedere alla Regione di ripristinare il fondo destinato alla povertà estrema e alle persone senza fissa dimora, che è stato azzerato per il secondo anno consecutivo. A Vicenza, in piazza delle Poste, la Caritas ha organizzato una “notte bianca” per gli homeless con concerto, stand gastronomico, chiacchierate serali e, dopo le 23.30, tutti i cittadini invitati a dormire nei cartoni.
Una piaga che tocca tutti. Perché con l’avanzare della crisi economica sono nate nuove categorie di senza tetto. Giovani stranieri in cerca di un’occupazione, sì, ma anche anziani che non ce la fanno con la sola pensione a far fronte alle varie incombenze quotidiane; i nuovi poveri che lavorano, cioè coloro che, pur avendo un lavoro, non riescono ad arrivare a fine mese; uomini divorziati che devono versare gli alimenti a mogli e figli e, avendo un reddito modesto o parziale, non possono permettersi una propria abitazione; donne, soprattutto tra le più giovani, che non trovano una casa anche perché le agenzie chiedono precise garanzie che non possono offrire.
Gli ultimi dati in Italia sottolinenao come il 13,2 per cento della popolazione, pari ad oltre sette milioni di persone, si trova in una situazione di povertà relativa, mentre corrisponde all’11,7 per cento il dato delle famiglie residenti, quasi tre milioni. L’incidenza della povertà relativa continua ad aumentare così come i profili che caratterizzano le famiglie povere. Ad elevato rischio povertà anche le famiglie in cui c’è un solo genitore e quelle composte da una sola persona di età superiore ai 65 anni.
Nel Veneto le famiglie residenti sono 1 milione e 850 mila e quelle povere 77 mila 969.
Solo a Vicenza abbiamo a che fare con 200 persone con gravi problemi di marginalità sociale ed economica, gli stessi numeri di Verona.
Che significa vivere per strada? Vuol dire passare la maggior parte del tempo in balia degli agenti atmosferici, delle possibili aggressioni, delle contravvenzioni della Polizia Locale che spesso e volentieri si trova a dover applicare sanzioni derivanti da ordinanze comunali. Significa trascorrere le notti nei dormitori, per strada o nei luoghi che offrano un asilo notturno. Il tessuto assistenziale nel Veneto è costituito da 21 dormitori, 17 docce, 26 centri di distribuzione del vestiario, 16 ambienti sanitari, 40 mense, 28 centri di ascolto, 40 strutture di seconda accoglienza e 11 unità di strada. Un totale di circa duecento servizi che si prendono cura delle persone e sviluppano percorsi di reinserimento sociale. Vi sono anche luoghi non convenzionali dove i senza tetto trovano riparo: sono, soprattutto, le stazioni ferroviarie dove i clochard hanno maggiori possibilità di procurarsi cibo, offerte di denaro e vari tipi di oggetti che vengono dimenticati dai viaggiatori.
Le storie sono mille storie quasi tutte uguali. Elhadi viene dal Senegal e nel vicentino ha trovato quasi subito un lavoro ma non una abitazione: “Ho cercato, anche con l’aiuto di alcuni amici, di avere un appartamento -racconta- Non c’è stato nulla da fare. Addirittura mi hanno detto in faccia che agli extracomunitari la casa non la danno, perché non paghiamo l’affitto e rompiamo tutto. Io i soldi per l’affitto li ho e non sono abituato a rompere nulla. E’ difficile vivere così. Ho dormito per mesi sotto i ponti, ora sto in una casa senza luce, senza acqua corrente con altri dieci connazionali tra cui delle donne”. Non si tratta di soli extracomunitari ma di un mondo di marginalità in rapida espansione. Sul tardi si avvicina ai punti mobili di aiuto un sacco di gente che durante il giorno, per timore o vergogna, non si fa vedere. E non parliamo in modo stretto solo di senzatetto. Qui ci può essere gente che un tetto ce l’ha, ma magari non ha tutto il resto, e vive in condizioni di marginalità grave e chiede aiuto.
I senza dimora stimati sulla base delle rilevazioni fatte sono, nei sette Comuni capoluogo del Veneto, complessivamente: 1.211. Si tratta, comunque, di una stima prudenziale perché una parte della popolazione è rimasta nascosta a queste rilevazioni, fra loro ci sono molti extracomunitari senza permesso di soggiorno e quelli che lavorando in nero hanno scelto in qualche modo l’anonimato. Dei 1.211, meno della metà (514 persone) trova alloggio nei dormitori pubblici, il resto (697 persone) peregrina per le vie delle città. Sono concentrati nelle province centrali della Regione: Verona, Padova, Venezia, Vicenza, le stesse nelle quali sono a disposizione i servizi di assistenza ed aiuto più consistenti e organizzati.
I senza tetto veneti sono prevalentemente maschi con una proporzione dell’86%, di età media, tra i 25 e i 45 anni. Sono in molta parte in difficoltà fisiche, psichiche, o soggetti ad alcoolismo. Il 42 per cento sono italiani. Gli stranieri provengono per il 27 per cento dall’Africa e per il 2 per cento dall’Europa dell’Est e in questo caso spesso si tratta di donne che lavorano illegalmente dopo essere entrate in Italia con visto turistico.
Una realtà fatta da italiani, veneti e stranieri, un piccolo esercito senza voce, falciato dalla crisi, gente che, spiegano i volontari della Caritas di Verona: “Spesso è tra noi e non li riconosciamo, non sappiamo nemmeno che si tratta di persone senza dimora. L’aspetto trascurato o sporco riguarda decisamente una piccola minoranza”.
Luca Faietti